Tre studenti universitari vincono 50.000 euro al Lotto grazie all’intelligenza artificiale. Così titolava un articolo di Repubblica che ha girato ovunque. La notizia è rimbalzata nei social, nelle chat, nei video di YouTube. E a leggerla, sembrava una roba grossa: finalmente qualcuno ha trovato il modo di battere la sorte con un algoritmo. Boom.
Ma appena ci guardi dentro un po’ meglio – spoiler: basta il primo paragrafo – ti rendi conto che no, non è vero. Non può esserlo. E anzi, è il classico esempio di come l’hype sull’AI possa diventare fumo negli occhi. Specialmente quando si mischia con due ingredienti esplosivi: l’ignoranza statistica e il fascino del “sistema vincente”.
Vediamo perché tutta questa storia non sta in piedi – e perché è utile parlarne.
Il gioco del Lotto è casuale. punto.
Partiamo dalle basi: il Lotto è un gioco completamente casuale. I numeri vengono estratti a sorte, ogni estrazione è indipendente dalle precedenti. È come tirare un dado da sei facce: che sia uscito uno 3, 5 o 20 volte prima, alla prossima hai sempre la stessa probabilità per ciascuna faccia. Punto.
Questo si chiama indipendenza statistica. E non è un’opinione: è un principio di base della probabilità.
Per capirci: sapere che un numero “non esce da tanto” non aumenta le sue probabilità di uscire. Né sapere che “esce spesso” significa che continuerà a farlo. Sono illusioni, bias cognitivi. E hanno pure un nome: la fallacia dello scommettitore.
È la stessa cosa che ti fa pensare che “se è uscito rosso alla roulette cinque volte di fila, allora adesso deve uscire nero”. No. Non funziona così. L’universo non tiene il conto.
Quindi cos’hanno fatto veramente questi tre ragazzi?
Secondo l’articolo, tre studenti di matematica e fisica (già il titolo puzza un po’ di “vabbè ma sono bravi”) avrebbero “messo a punto un sistema di intelligenza artificiale basato sulla probabilità storica delle estrazioni”. Il sistema, testato su due giocate, avrebbe fruttato quasi 50.000 euro.
Ora. Fermiamoci.
1. “Probabilità storica delle estrazioni” non significa niente. Nel Lotto, le estrazioni passate non influenzano le future. Non c’è nessun vantaggio ad analizzare i dati degli ultimi due anni, due mesi o due giorni.
2. “Sistema di intelligenza artificiale” è un’espressione che fa scena. Nell’articolo non c’è alcun dettaglio tecnico, nemmeno uno. Solo frasi vaghe tipo “un algoritmo di machine learning” alimentato con dati storici. È come dire che “ho cucinato una carbonara grazie a tecniche avanzate di termodinamica”. Fa scena, ma non dice nulla.
3. A dare la svolta è stato il… tabaccaio. Il titolare della ricevitoria, a quanto pare, ha consigliato ai ragazzi di giocare i numeri più frequenti, o magari quelli ritardatari (dipende da quale frase dell’articolo leggi). Insomma, la grande “intuizione algoritmica” viene da uno che sta lì da vent’anni a vedere gente che gioca.
Ecco, siamo passati dall’intelligenza artificiale al consiglio del tabaccaio. Altro che deep learning.
Ma quindi è tutto falso?
No. È probabile che i ragazzi abbiano davvero vinto dei soldi. E va benissimo. Bravi loro, la fortuna esiste.
Il problema non è la vincita. Il problema è l’attribuzione. Dire che hanno vinto grazie all’intelligenza artificiale è come dire che uno ha trovato parcheggio grazie alla legge dell’attrazione.
È una narrazione costruita per far notizia. E funziona, perché in questo momento tutto ciò che ha a che fare con l’AI attira click, like, commenti, share. È il buzzword del momento. Se ci metti “algoritmo” o “machine learning” anche in un articolo sul Lotto, la gente abbocca.
E quando i media generalisti raccontano l’AI come una magia nera che fa accadere cose straordinarie… siamo nei guai.
Perché l’hype sull’intelligenza artificiale è pericoloso
Ti faccio un esempio: immagina di essere una persona con problemi di gioco d’azzardo. O semplicemente uno che sogna di “svoltare” con qualche colpo di fortuna. Leggi che tre studenti hanno vinto 50.000 euro grazie a un algoritmo, e pensi: “Forse posso farlo anche io.”
Peggio: qualcuno domani potrebbe venderti un sistema. Un PDF. Un’app. Una “tecnica basata sull’AI”. A pagamento, ovviamente. E tu, che hai visto il titolo su Repubblica, potresti pure crederci.
Ecco dove il danno si fa grosso.
Quando un concetto come l’intelligenza artificiale – che già è complicato e spesso frainteso – viene usato per avallare promesse irrealistiche, alimenti aspettative sbagliate. Fai danni culturali, economici e personali. Non solo disinformazione: potenzialmente truffe.
Il confine tra curiosità e cazzata è sottile
È chiaro che i tre studenti abbiano fatto l’esperimento per gioco. Hanno avuto un colpo di fortuna e ci hanno ricamato sopra. Ci può stare.
Ma quando un giornale nazionale prende la cosa e la spaccia come “vittoria dell’intelligenza artificiale”, il problema si sposta. Perché a quel punto, non stai più raccontando un episodio curioso: stai seminando un’idea falsa.
E le idee false, quando girano tanto, diventano pericolose.
Soprattutto se passano senza contraddittorio. Perché – ovviamente – i media non pubblicano la smentita con la stessa enfasi del titolo sensazionalistico. La verità viaggia in seconda classe. Il titolone resta.
L’intelligenza artificiale è potente. Ma non è magia.
L’intelligenza artificiale oggi può fare cose incredibili: automatizzare attività, analizzare testi, generare immagini, supportare decisioni complesse. Può farti risparmiare tempo, lavorare meglio, scoprire nuovi modi di comunicare.
Ma non può prevedere l’uscita dei numeri del Lotto. Né darti certezze in un contesto casuale.
Usarla in modo sensato significa sapere quando serve davvero – e quando no.
Se ti è sembrato assurdo… è un buon segno
Abbiamo riso. Abbiamo smontato una narrazione sensazionalistica. Ma se questo articolo ti ha fatto accendere una lampadina su come viene raccontata l’AI oggi, ha fatto il suo dovere.
Perché saper distinguere tra uso e abuso dell’intelligenza artificiale è una competenza fondamentale. Per chi lavora, comunica, studia. Per chi cerca di capire il mondo.
Il resto si scopre facendo.
E magari leggendo anche le note a piè di pagina di Wikipedia. Quelle sull’indipendenza stocastica, ad esempio.
P.s.
Venerdì 28 marzo ne parliamo dal vivo ad Arzachena. Di intelligenza artificiale, non di vincere al lotto.
Info sull’evento: https://fb.me/e/2EM0AcJUa

